La preparazione di uno zaino per un’escursione in alta montagna non segue logiche universali. Cambia in base alla stagione, al dislivello previsto, alla quota massima e alla durata. Quello che vale per un’uscita estiva sul Gran Sasso non vale per un’escursione autunnale nelle Orobie. Questa guida descrive le categorie di materiale da considerare e i criteri tecnici per valutare ogni scelta.

Scarponi: il criterio della caviglia

Il primo errore frequente è acquistare scarponi da trekking scegliendo unicamente in base al prezzo o all’estetica. Il parametro tecnico più rilevante è il grado di sostegno alla caviglia, che dipende dall’altezza della tomaia e dalla rigidità della suola.

Per sentieri segnalati fino a 2.500 m di quota, su tracciati ben mantenuti, uno scarponetto di categoria B va bene per escursionisti abituati al terreno irregolare. Sopra i 2.500 m, con possibilità di neve residua o terreno detritico, lo stivale con tomaia alta e suola Vibram rigida (categoria B/C) offre stabilità migliore e compatibilità con i ramponi leggeri.

Un dettaglio spesso trascurato: la suola deve avere battistrada sufficientemente profondo (almeno 4-5 mm) per mantenere trazione su roccia bagnata. Le suole lisce da avvicinamento non sono adatte al trekking su terreno variabile.

Lo zaino: volume e distribuzione del peso

Per uscite giornaliere in quota (6-8 ore, con rifugio di destinazione), uno zaino da 25-35 litri è sufficiente. Per escursioni di più giorni in autonomia, il volume sale a 50-65 litri. La capacità volumetrica è però meno importante della struttura portante.

Gli elementi da verificare prima dell’acquisto:

  • Presenza e regolabilità del cinturone lombare, che deve trasferire almeno il 60-70% del peso sulle anche e non sulle spalle.
  • Sistema di regolazione dello schiena: molti zaini permettono di adattare la distanza tra spalle e cinturone alla lunghezza del busto (non dell’altezza totale).
  • Materiale delle bretelle: schiume ad alta densità riducono i punti di pressione durante discese prolungate.
  • Accesso alla sacca idrica interna, se si prevede di usare un sistema di idratazione a camelback.

Il peso dello zaino vuoto dovrebbe restare sotto il 10% del peso corporeo dell’escursionista. Per un adulto di 75 kg, questo corrisponde a circa 7,5 kg massimo di zaino vuoto più contenuto. In pratica, per un giorno in quota, 10-12 kg totali sono già un carico significativo su pendii ripidi.

Abbigliamento a strati: il sistema a tre livelli

Il principio del layering è noto ma spesso applicato male. I tre livelli hanno funzioni diverse e non sono intercambiabili:

Primo strato (base layer)

Il compito del primo strato è allontanare il sudore dalla pelle. Il cotone non va usato: assorbe umidità e resta bagnato, abbassando la temperatura corporea in caso di vento o sosta. Le fibre sintetiche (poliestere, nylon trattato) e la lana merino sono le alternative corrette. La lana merino gestisce meglio le variazioni di temperatura e non trattiene odori.

Secondo strato (mid layer)

Ha funzione di isolamento termico. Il pile leggero (100-200 g/m²) è la scelta più comune per la primavera e l’autunno. In inverno o in quota, il piumino leggero (imbottitura in piuma d’oca da 600+ CUIN o sintetica equivalente) offre un ottimo rapporto tra peso e calore. Il mid layer deve poter essere tolto rapidamente durante le salite.

Terzo strato (shell layer)

Protegge da vento e precipitazioni. I tessuti con membrana impermeabile-traspirante (Gore-Tex, eVent, Pertex) sono lo standard tecnico. La colonna d’acqua minima per un’escursione in quota è 10.000 mm, con traspirabilità di almeno 10.000 g/m²/24h. Sotto questi valori, il capo non regge precipitazioni prolungate o sudorazione intensa.

Materiale di sicurezza: il minimo non negoziabile

Anche su sentieri classificati E (escursionistici), alcune dotazioni non devono mai mancare:

  • Cartina topografica 1:25.000 della zona, plastificata o in custodia impermeabile. Non solo il GPS.
  • Fischietto da montagna (tre fischi = segnale di soccorso standard).
  • Coperta di sopravvivenza isotermica (pesa meno di 100 g, occupa lo spazio di un pugno).
  • Kit di primo soccorso minimo: bende, cerotti, nastro adesivo da primo soccorso, antidolorifico, protezione solare SPF 50+.
  • Frontale con batterie di riserva. In quota il buio può sopraggiungere più in fretta del previsto.
  • Acqua: almeno 1,5 litri per uscite sotto le 4 ore, 2,5 litri o più per escursioni lunghe senza rifugi intermedi.

Bastoncini da trekking: utili o inutili?

La ricerca biomeccanica disponibile indica che i bastoncini riducono il carico sulle articolazioni del ginocchio durante le discese del 20-25%. Questo dato è particolarmente rilevante per escursionisti con problemi alle ginocchia o per percorsi con dislivelli superiori ai 1.000 m in discesa. Per terreno pianeggiante o leggere salite, il contributo è minore.

Se si usano bastoncini, la regolazione corretta in salita prevede che il gomito formi un angolo di 90° con il terreno. In discesa, si allungano di 5-8 cm per anticipare il contatto con il suolo.

Un riferimento per le classificazioni ufficiali

Il Club Alpino Italiano pubblica linee guida aggiornate sull’attrezzatura minima per ogni categoria di sentiero. Prima di una escursione in una zona sconosciuta, vale la pena consultare anche il bollettino di allerta valanghe del AINEVA (Associazione Interregionale di Neve e Valanghe), disponibile per tutte le principali aree alpine italiane.